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Nuove Forme Di Promozione Turistica

Nuove forme di promozione turistica

Valorizzazione e promozione del territorio sono le basi su cui poggia una credibile offerta turistica, soprattutto in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo; alla luce di questa consapevolezza la domanda allora nasce spontanea: in che modo l’Italia – e soprattutto gli italiani – valorizza il proprio patrimonio? Quali sono gli strumenti con cui paesaggio, arte, letteratura, artigianato e gastronomia possono essere promossi al mondo intero?

 

TRE COMUNI TOSCANI HANNO PROMOSSO I PROPRI TERRITORI ATTRAVERSO LA “NARRAZIONE IDENTITARIA”. EMILIO CASALINI, GIORNALISTA E CONDUTTORE TV, RACCONTA IN COSA CONSISTE …

 

INTERVISTA A EMILIO CASALINI
Una componente fondamentale del turismo è la comunicazione, la pubblicità; tu però parli di un modo diverso di raccontare il territorio, parli di “narrazione”. Che differenza c’è tra comunicazione e narrazione turistica?
La prima grande differenza è che la comunicazione e il marketing rappresentano l’ultimo passaggio della narrazione turistica, perché rappresentano la promozione di quello che hai. La narrazione non è il passaggio finale, ma è quel meccanismo che permette di fare emergere le mille tessere di una identità che per noi significa archeologia, arte, cultura, paesaggio, gastronomia, artigianato, quindi il mosaico culturale che caratterizza un territorio. Il grande problema che abbiamo in tutta Italia è che non valorizziamo quello che abbiamo, e di conseguenza la comunicazione è molto spesso superficiale, ridondante, scontata. Questo succede perché investiamo tutto sul passaggio finale – la comunicazione – e non sulla creazione di contenuti. Contenuti che, tra l’altro, non sono da creare ex novo, ma da fare emergere rispetto a quello che ha da offrire il territorio italiano.

 

“La comunicazione è superficiale, investiamo tutto sulla comunicazione e non sulla creazione di contenuti … “

 

 

Qual è la situazione del turismo in Italia dopo il lockdown?
Con la pandemia si è creata una situazione strana: il Covid ha azzerato un po’ le rendite di posizione che avevamo. L’Italia viveva ancora di un turismo di rendita che risale agli anni Settanta, molti alberghi infatti sono fermi a quel periodo: non hanno capito che bisogna cambiare testa, anche nell’accoglienza; i siti internet di molti alberghi hanno foto antiche. Sai quanti alberghi durante il lockdown hanno rinnovato il proprio sito internet? Praticamente nessuno. Questo accade perché non abbiamo la cultura della cura, e una cosa che l’arte e la cultura ci hanno insegnato è proprio la cura. Questa parola è fondamentale, perché se tu hai cura di quello che hai, si vede la differenza. Il nostro Paese ha un’offerta turistica di una mediocrità impressionate, e scarichiamo sempre la colpa sullo Stato e sulle leggi. La verità è che non siamo abituati a prenderci responsabilità. Il lockdown è stato un’occasione straordinaria per azzerare la retorica del turismo che in Italia si traduce in “Bel Paese”; oggi non basta più, e bisogna fare uno scatto mentale e rinnovare tutto.

 

 

La narrazione identitaria può rivelarsi uno strumento per combattere la crisi del settore turistico causata dalla pandemia? Se sì, in che modo?
È fondamentale, perché bisogna lavorare insieme per farcela, ed è importante che piccoli territori e comuni collaborino accomunati da un’unica visione. Quando si lavora insieme, la matematica cambia, uno più uno non fa mai due, ma tre. È quello che sta accadendo ai Comuni di Massa, Carrara e Montignoso: siamo agli inizi, è un processo lungo, perché quello degli ambiti turistici omogenei è un sistema nuovo. La politica tiene il timone, ma la responsabilità è lasciata a chi il territorio lo abita e agli attori che vi operano, artigiani, albergatori, ristoratori e tutti gli altri operatori del settore. Turismo ed economia non sono assolutamente in contrasto con cultura e identità.

Chi deve o dovrebbe narrare i territori?
La narrazione avviene attraverso la consapevolezza di chi quel territorio lo vive: la narrazione è un progetto che apre spazi e crea consapevolezza, anche perché quando hai consapevolezza del valore, inizi a tutelarlo. Inizi a capire che quella cosa è anche economia; e la comunicazione della bellezza, attraverso la consapevolezza, diventa economia della bellezza, economia reale. È necessario quindi creare consapevolezza e soprattutto senso di responsabilità.

 

Leggi l’articolo completo su ARTRIBUNE:

 

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